Il ricordo della signora Giustina

La signora Giustina è e sarà sempre qui, in Valle Argentina, dove viveva.

A confermarlo, un caro ricordo che si affaccia sui monti e, da quassù, osserva il panorama più bello del mondo.

Il giorno che mi recai alla scoperta di Case Gerbonte e Case Seusa (di quest’ultime potete leggere QUI ) m’imbattei in una piccola cappella panciuta che, fin da subito, mi riempì di tenerezza, anche se non so spiegarne il motivo.

E’ vero che, in Valle, le edicole, soprattutto quelle mariane, sono posizionate ovunque, ma questa sorgeva in un luogo anomalo e… ahimé… proprio sull’orlo di un precipizio, a lato di un cammino che oggi è seminascosto dall’erba.

Quando mi avvicinai per osservarla meglio, capii subito di cosa si trattava ma volevo tenermi il dubbio che, probabilmente, la signora Giustina Arnaldi, come molti altri, qui avesse vissuto e, qui, i parenti, volevano ricordarla.

Decisi di informarmi meglio. Quella dedica che lessi all’interno della cappella mi toccò il cuore. Nonostante le lettere incise su marmo bianco, fossero consumate dal tempo, riuscì a decifrare il toccante messaggio: “La famiglia – a perenne ricordo“.

Davanti a quelle parole stavano, silenziosi, un vasetto, un candelabro rotto sicuramente dalle intemperie e delle foglie secche che, un tempo, probabilmente, abbellivano l’immagine della donna dall’espressione simpatica e bonaria abbagliata dai raggi del sole.

Chiusi la grata del piccolo tempio che trovai aperta, per far sì che la foto e la scritta rimanessero protette e mi guardai attorno.

Pensando al susseguirsi delle stagioni e alla neve che, implacabile, qui, in inverno, regna sovrana, immaginai il forte vento, gli innumerevoli fiocchi gelidi, l’impetuosa pioggia, il passaggio di animali selvatici… E questo tempio sempre qui, saldo, sull’orlo di un baratro impressionante.

Laggiù in fondo, sotto di me, scorreva austero Rio Negrè. Chissà se sono state le sue acque gelide ad accogliere il corpo della signora.

Come ho già detto diverse volte, in questo punto dell’Alta Valle, sono in una delle zone più impervie e severe. Questa parte del mio mondo è rigida, intransigente, dura.

E così, cari Topi, grazie ad un mio caro Topoamico che ricorda molto bene la signora e tutta la sua famiglia, sono venuta a sapere che un giorno, Giustina, recandosi verso Case Gerbonte Suran (Soprano) oggi ruderi, ruzzolò giù per la scarpata e fece, all’incirca, cinquanta o sessanta metri di caduta.

Gerbonte Soprano è una località sopra al paese di Creppo, un borgo nel quale una volta c’era persino una scuola che era frequentata dai figli della signora Arnaldi.

Giustina non ha avuto una vita facile, pensate che addirittura quattro dei suoi sei figli nacquero ciechi.

Sulla lapide sono incise anche la data di nascita e di morte: 1901 – 1954. Questo significa che morì a 53 anni. Molto giovane.

Ma Giustina non perì subito durante la rovinosa caduta.

Il mio Topoamico, che a quel tempo stava lavorando per una ditta che doveva realizzare la strada che porta a Verdeggia, quel giorno venne chiamato per prestare soccorso. Assieme ad altri operai, suoi colleghi, costruì una barella per aiutare Giustina che, ferita ma ancora viva, venne portata a casa sua. Forse non voleva andare in ospedale per – non perdere tempo -. Le donne di una volta erano così, avevano un carattere forgiato dal sacrificio e dal senso del dovere. Un marito, sei figli, il lavoro, le faccende… come poteva permettersi giorni di “riposo”?

Fu così che, qualche giorno dopo, Giustina, morì.

La sua casa e la Valle vollero, in qualche modo, tenerla con loro per sempre. Non si sa come fece a cadere. Presumibilmente mise un piede in fallo andando di corsa, forse a causa della sua corporatura robusta si affaticò e barcollò, oppure prese una storta… fatto sta che ora è qui. A vegliare sui suoi luoghi e a lasciarsi rammentare da chi ha condiviso questi luoghi con lei e ancora la ricorda.

Me la immagino, tutta affaccendata, andare e venire per questi sbreghi (tracce – sentieri) con il suo fudà (grembiule). Camminare per queste fasce antiche, un tempo abitate, e che ti fanno chiedere come fosse stato possibile vivere qui. Me la immagino raccogliere i doni di Madre Terra, cantare, scrutare il cielo cercando di pronosticare il meteo.

<< Ciao Giustina, io torno in tana. Devo andare a scrivere altri articoli su questa bella Valle ma tornerò a trovarti >>.

Lascio Giustina nel suo piccolo santuario, alle pendici del Monte Gerbonte, protetta da Carmo Gerbontina e il Monte Grai che l’abbracciano. Lascio lei, un panorama magnifico e una natura incontaminata dove so che riposerà in pace per sempre.

Alla prossima, Topi.

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