Eh cari Topi! Un tempo, la vita era davvero più faticosa di adesso! Gli agi che conosciamo oggi non esistevano e tutto era più stancante… come anche: trasportare i cari defunti! Già!
Sapete, un tempo, qui nella mia Valle, non tutte le frazioni possedevano un Camposanto dove sotterrare chi lasciava la vita terrena.
Il corpo, all’interno di pesanti casse, veniva così trasportato, in spalla, per diversi chilometri, al cimitero più vicino.

Spesso, si dovevano percorrere sentieri ben poco comodi, superando fasce, boschi e grossi massi e, per questo, quando si riusciva, si approfittava della presenza di alcune edicole (dal tetto piatto) sulle quali appoggiare la bara e riposarsi un attimo.

Sovente, durante le stagioni più fredde, questi piccoli santuari, si mimetizzano tra i rami spogli della macchia.
Mi piace incontrarle e fotografarle, sono come dei punti fissi, delle tappe che ti fanno sentire nei sentieri di “casa”.

Come vi dicevo, alcune di queste cappellette, sono addirittura diventate note per essere state, in passato, un gradito sostegno, proprio come questa che vedete nelle immagini qui sopra, citata persino dallo storico Giampiero Laiolo nel suo “U Camin“.

Si trova per il sentiero che da Grattino arriva ad Agaggio Superiore. Era Agaggio che possedeva il luogo adatto alla sepoltura. Anzi, se non erro, ad essere precisi, era Agaggio Inferiore ma, nelle immagini, potete vedere il Camposanto di Agaggio di Sopra, in Località Cavoi.

Si attraversava Rio Boetto, grazie al piccolo ponte, chiamato “Ponte du Nuscu”, di cui vi avevo parlato QUI

Presso il “Puzzu de Nicò” e vicina alla cappelletta dedicata al signor Giacomo Oliva, deceduto nel 1958 a causa di un incidente proprio in questo luogo, sorge l’edicola che avete visto all’inizio del post e definita, col tempo: “posa dei morti”.

Sono diversi, in Valle Argentina i cammini nominati “La Via dei Morti” e descritti sempre dal Laiolo. Li avevo riportati qui:
Parte 1° La Via dei Morti
Parte 2° La Via dei Morti
Sapete, una volta, non si scendeva tutti i giorni al paese principale, né per registrare una nascita, né per trasportare un defunto. Durante gli Inverni rigidi e parecchio nevosi, si lasciavano persino i corpi nella neve e si portavano al Cimitero più vicino quando il meteo lo permetteva.
Immaginatevi gli uomini di una borgata sollevare tale peso, con amore e dedizione, per trasportare quello che era stato un parente, un amico, o semplicemente per aiutare chi non riusciva a sostenere un carico così grande… sia fisico che emotivo.
Oggi camminiamo per questi sentieri durante le nostre divertenti passeggiate e le nostre zampe ripercorrono tratti solcati da chi ha lavorato, ha faticato e ha portato in spalla uomini, da una località all’altra, per permettere loro un degno riposo. Voi ci pensate mai Topi?
Beh, non voglio certo rendere tristi le vostre escursioni ma io non posso fare a meno di immaginare una scia di uomini e sudore e cuori transitare sotto i rami di questi alberi che potrebbero raccontare di vite intere.
Anche nelle vostre Valli queste edicole erano piccoli templi utilizzati per lo stesso motivo?
E, invece, voi, Topi della Valle Argentina, lo sapevate già quello che vi ho detto oggi? Credo proprio di sì.
Bene, allora posso salutarvi per andare a scrivere il prossimo post! A presto! “Squit!”