Oggi vi porto in Alta Valle Argentina miei amati Topi! Anzi… Altissima Valle Argentina!

Credo che, un tempo, questi ruderi che oggi vi mostro, fossero le case abitate più lontane dal mare! Qui sono proprio sotto al Monte Gerbonte, di fronte al Monte Grai, all’inizio del severo Vallone del Negré.

Con la Topomobile salgo fino a Creppo che sempre se ne sta, quieto, a godersi il giungere del sole sulle sue dimore ancora assonnate.
Da questo incantevole borgo, zampettando, intraprendo il sentiero che conduce al Ponte di Creppo, del quale vi parlai QUI e raggiungo Case Bruzzi. Anche su di loro, tempo fa, scrissi un articolo, potete trovarlo QUI
Già da Case Bruzzi (che mi fermo ad osservare come sempre) posso vedere tutti i monti che mi circondano e, su di me, verso Ovest, svetta la cima di Carmo Gerbontina.
Continuando per il sentiero verso Nord – Ovest, dirigendomi quindi verso il Grai ancora innevato, raggiungo subito, dopo pochi passi, il forno di Case Bruzzi. Un forno un tempo utilizzato da chi qui viveva.
Case Seusa, però, sono ancora più in su. Le conquisterò seguendo Rio Negrè che scorre elettrico e gorgogliante a fondo Valle, tra massi e Larici.
La zona si fa davvero impervia, soprattutto a causa di una moltitudine di Ginestre che bloccano la via. L’erba è alta e inganna.
Spesso, sotto a quegli alti ciuffi, ci sono buchi nel terreno ingannevoli e pericolosi. Pietre nascoste e dirupi.
Non c’è più sentiero, qui, infatti. Il sentiero che avevo preso dal forno di Case Bruzzi, dopo un po’, curvava e continuava salendo a destra, ma io devo procedere in avanti, nonostante tutto, se voglio raggiungere il luogo nel quale voglio portarvi oggi.
Alcune resistenti Ginestre mi aiutano ad arrampicarmi, poichè diversi gradoni, un tempo forse terrazze per coltivare, si rendono davvero difficoltosi per le mie zampette corte.
Vado avanti. Sopra di me, sulla mia destra, so che si sviluppa il piccolo abitato, oggi fantasma, di Case Gerbonte che però vi mostrerò un’altra volta. Ora voglio andare in località Seusa e non sento ragioni! Nulla mi distoglierà dal mio obiettivo!
E invece Topi, devo rinunciare… O meglio, diciamo che ci sono arrivata ma non riesco ad avvicinarmi ulteriormente. Le vedete laggiù?

Per raggiungerle dovrei proseguire superando una gola, oggi davvero scoscesa e quasi impraticabile, alle pendici del Gerbonte che, col suo sguardo serio, mi osserva maestoso.
Nemmeno qui c’è un cammino come, invece, sicuramente, esisteva una volta, dal momento che tra quelle pietre ci vivevano diverse persone.
Sembra quasi impossibile immaginare gente che, da dove sono io, si recasse a Triora o anche solo alla strada principale per vendere Grano, legna e Castagne.

Osservo ciò che rimane di quelle mura silenziose circondate dai monti più austeri che delimitano la mia Valle.

Ce ne sono due, nascoste tra i cespugli, sopra a dei terrazzamenti. Altre, invece, più vicine alle rocce.
Che posto!
Guardandomi attorno e zigzagando per curiosare, noto persino una piccola edicola dedicata alla signora Giustina. Voglio rivolgerle un post intero. Chissà se viveva qui o se invece è scivolata in questo punto incontrando un crudele destino.
Ne approfitto per ricordare a tutti che serve fare molta attenzione in questa parte della Valle. Sono luoghi dal carattere rigido, che non ammettono errori o disattenzioni.
Però, posso assicurarvi che regalano un panorama incredibile e cartoline che sembrano uscite da un film!
Volgo un ultimo sguardo a quei ruderi e all’imponente Monte Grai che le abbraccia e abbraccia anche me. Saluto questo luogo dall’atmosfera magica, nella quale si può ancora percepire una vita che fu… e faccio dietrofront per far ritorno alla mia tana.
Devo scrivere il prossimo articolo d’altronde… Anzi, conviene ch’io mi dia una mossa… nella speranza di ritrovare la strada prima di tutto! Dovrò chiedere aiuto alle Ginestre e a qualche Cincia che ho incontrato lungo il cammino.
Vi saluto Topi! E vi do appuntamento al prossimo post! “Squit!“.









