Ancora dal Crocifisso di Ciabaudo e ancora emozioni

Chi mi segue sa che questo articolo è un po’ come se fosse la seconda parte di quest’altro post che vi linko QUI

Questa volta, però, non toccherò più l’argomento della – Corazzata Roma – ma nominerò ancora il caro Italo Pizzo, il quale, se vi ricordate, ha fuso le sue medaglie nella parte destra del costato di questo Cristo.

Lo rinomino perchè, oltre ad aver tenuto conto di un altro ricordo che vi svelerò a breve, ha lasciato qui anche una bella poesia, in dialetto, che proverò a tradurvi:

Eterno Signore, tu che puoi farci un piacere, salva dal fuoco e dalla mano sporca dell’uomo i nostri boschi. Nel selvatico e dove vivono i Brughi, assisti gli animali che qui vivono e fino a quando spunta il sole fa che siano pace e amore a cantare!

Semplice ma molto toccante, vero Topi?

Però, in realtà, devo ancora parlarvi di – fusioni – e mi riferisco, così, ad un’altra azione del signor Italo.

Ebbene sì, dovete sapere che, se nella parte destra del petto di Gesù ci sono, come vi ho detto, delle medaglie al valore, nella parte sinistra, invece, c’è la fede di una donna che ha vissuto anch’ella una tragica vicenda.

Sempre intorno alla data dell’8 Settembre di quel triste anno, l’amato figlio di questa signora abitante di Ciabaudo, tale Carlo Pastorelli, è stato internato in Germania e lei, dal dolore, è morta senza più rivederlo.

La fusione di questo prezioso anello indica il voler realizzare, materialmente, un indimenticabile ricordo della cara donna.

Ma ciò che si cela dietro la creazione di quest’opera d’arte non finisce qui.

E’ interessante, anche se sconvolgente, sapere che questa scultura è stata posizionata proprio in questo luogo, al limitar del bosco, perchè agli inizi del secolo scorso, da qui, scomparve un bambino in circostanze misteriose.

Nessuno ne seppe più nulla, infatti, non ho dati da darvi. Tuttavia, nel sapere questo e nello stare in silenzio, vicino a questi alti e antichi Castagni, un brivido ha pervaso il mio piccolo corpicino.

Le immagini che vedete, scattate agli inizi di questa Primavera, mostrano una Natura che si sta risvegliando dal sonno invernale. L’erba comincia ad essere verde e il sole splende. Ma, durante le stagioni più fredde, non è raro vedere una fitta foschia tra quei rami spogli. Ombre più scure, atmosfere silenziose, crepuscoli cupi… Se riusciamo ad immaginare un contesto del genere, possiamo sicuramente vivere momenti di vera inquietudine.

Avete capito Topi?

Potevate immaginare che dietro un simbolo come questo, nei pressi di un piccolo paese di montagna, potessero nascondersi così tante vicende ma, soprattutto, così tanti ricordi e così tante emozioni?

Sono sbalordita persino io, pur conoscendo bene la mia Valle e so che sa sempre regalare sorprese. Tutto questo lo trovo meraviglioso anche se le storie che vi ho raccontato in questi ultimi due articoli sono parecchio commoventi.

Adesso però, devo riprendermi perchè devo correre a scrivere subito un altro articolo speciale per voi. Quindi vi saluto Topi miei affettuosi e vi mando uno dei miei più sentiti “Squit!”.

La vostra Pigmy.

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