Il nuovo Ponte di Creppo

C’era un gran vociare in Valle qualche tempo fa.

Uccellini, Insetti e tanti altri animali non parlavano d’altro, finché un bel giorno, la mia amica Serpilla, la pettegola Ghiandaia, si è presentata addirittura davanti alla porta della mia tana per essere la prima a portarmi la notizia.

<< Pigmy! Stanno rifacendo il Ponte di Creppo! >>

<< Ah! Ecco cos’era quel gran baccano che sentivo! Oh beh, bene! Almeno sarà più sicuro! >> le risposi senza darle troppa importanza per non nutrire la sua boria.

<< Altro che sicuro! >> aggiunse sentenziando e spocchiosa come suo solito << se continuano così diventa come quello di Loreto! >>

Era sempre contrariata ma, nonostante il suo acuto gracchiare, m’incuriosì e volli andare a dare un’occhiata.

Scesi dal paese di Creppo, giù per la via molto bella che porta al sentiero dei Castagni secolari.

Una via che inizia da una croce in ferro e, subito dopo, grazie ai cartelli, si raggiunge facilmente la meta: il Ponte di Creppo è ben segnalato ed è anche vicino.

Questa strada è piacevole sia per la Natura che la circonda che per i tanti luoghi dell’Alta Valle che permette di visitare.

Da qui, infatti, si può salire al Gerbonte, o si può andare a visitare Drondo, oppure ancora, i resti delle case di antichi abitati come: Costa, Cristoforo, Seusa…

Do’ un’occhiata alla cappelletta mariana che osserva i passanti e, decidendo per la via più breve, scendo giù per un sentiero che taglia le fasce, dirigendomi dritta verso il torrente.

Prima cammino un po’ sul sentiero più largo e battuto.

Sono tanti gli amici pennuti, in volo, che incontro e passo accanto ad un rudere che probabilmente era un’abitazione.

Poi imbocco una traccia che, nella fredda stagione, sento ghiacciata sotto le zampe.

Bric Castellaccio e i miei monti mi guardano da lontano e io ricambio il loro sguardo colma di affetto. Amo sempre vederli. Loro, lassù, così in alto, sono già baciati dal sole mentre io mi trovo ancora nell’oscurità dell’alba che non vuole lasciare il posto al giorno.

Abbiate pazienza Topi, infatti, se le foto sono un po’ scure ma l’orario e la stagione non si sono resi complici dei miei scatti.

E’ Inverno… potete vederlo dal ghiaccio che qui, in basso, vicino al rio, con l’aiuto del vento, forma come dei fiori di brina.

Vengo subito accolta da un mucchio di materiale edile che sembra lasciato lì. Abbandonato.

Tronchi di tante misure, rami, grosse scaglie di legno, sacchi e altro materiale da costruzione.

“Perbacco!” penso “fa strano vedere queste cose in mezzo al bosco!” e, alzato il muso, mi trovo il Ponte davanti.

Appena lo vedo capisco cosa intendesse Serpilla. Caspita! Che lavoro han fatto! Bellissimo, per carità, ma forse anche troppo… beh, io non me ne intendo di ponti perciò mi taccio.

Mi torna subito alla mente il vecchio ponte. Nell’immagine qui sopra potete vedere il vecchio più soleggiato e il nuovo più all’ombra.

Come potrei non ricordarlo… i muretti dai quali affacciarsi non c’erano più, erano consumati dal tempo, mentre ora sono stati issati due bei bordi alti. Io che son piccina, per guardare il torrente, devo arrampicarmi.

L’acqua gelida che scorre sotto di lui, a quell’ora del mattino, è scura e lucida. La Natura circostante ci si specchia nitida dentro.

Le rovine di un antico edificio sono silenziose e so che, al di là di questo ponte, altre due case abbandonate, alle quali sono molto affezionata, stanno attendendo l’arrivo dei raggi del sole: Case Bruzzi.

Oggi, questo ponte, è sicuramente il più sofisticato che c’è in Valle.

Viene definito “a schiena d’asino”, cioè ad un’unica arcata, come quello di Drondo che si trova più avanti.

Permette, sin dai tempi antichi, di attraversare il Torrente Argentina sia per dirigersi, a Nord Ovest, sul Monte Gerbonte per il legname o coltivare, o per raggiungere, ad Est, la strada principale della Valle che attraversa i borghi più abitati.

Questo luogo è ricco di avifauna ma non mancano nemmeno Caprioli, Talpe e Cinghiali.

Beh, direi di aver visto e attraversato bene questo nuovo ponte. Non c’è che dire, un gran lavoro.

Ora però, come sempre, devo fare ritorno in tana e scrivervi il prossimo articolo, sperando che Serpilla sia andata a farsi le cose sue altrimenti mi riempie di domande e pareri.

Vi saluto Topi cari, alla prossima!

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