Al Sacro Cuore di Fontanili

Cari Topi, per prima cosa fatemi ringraziare con affetto la signora Rita, perchè è grazie a lei se ho potuto realizzare questo articolo con tanto di immagini.

La signora Rita, infatti, che appartiene all’unica famiglia residente a Fontanili, antica e minuscola località del Comune di Montalto-Carpasio, è stata gentilissima con me e mi ha persino aperto le porte del Santuario che oggi voglio mostrarvi.

Che emozione! Diverse volte sono passata davanti a questa Chiesa dalla facciata principale bianca come la neve, ma non l’ho mai vista al suo interno. Ebbene Topi, tenetevi pronti, sto per farvi scoprire uno scrigno pieno di ricordi!

Fontanili, poco sopra al più noto abitato di Glori, è l’insieme di un gruppetto di meravigliose case in pietra, incastonate in una florida vegetazione.

La strada che mi porta a questa località, infatti, è ombrosa e fresca. C’è tanto verde attorno a me, qualche fiore è rimasto anche se siamo a fine estate e c’è la Lunaria, ormai essiccata, pronta per essere raccolta, come tradizione vuole, per tenerne un piccolo rametto in casa e ricevere così abbondanza e serenità. E’ infatti conosciuta anche come portafortuna e con il nome di “Monete del Papa“.

Fontanili mi accoglie con la sua pietra silenziosa e il profumo dell’Uva quasi matura. Così bella che sembra dipinta.

Nei pressi della piccola Chiesa mi circondano diverse case e posso ammirare un panorama magnifico.

Scendendo alcuni gradini, anch’essi in pietra, e affacciandomi da una balaustra in legno, riesco a vedere Glori, Case Roggeri e Glori Superiore con accanto le tipiche terrazze liguri dove un tempo si coltivava. Sono bellissimi ma non vedo l’ora di visitare il sacro edificio.

Entrando nel Santuario del Sacro Cuore la prima cosa che mi colpisce sono le vecchie foto d’epoca appese ai muri. Ritraggono gente comune che si sposa, che passeggia o che si ferma sorridente per farsi scattare la foto. Nelle descrizioni escono sovente i termini “Lalla” e “Barba” e cioè “Zia” e “Zio” nel nostro dialetto.

Il piccolo altare è, però, ciò che si vede immediatamente ed è arricchito da: rosari, lumi, dipinti, candelabri, statue e tessuti ricamati a mano minuziosamente.

Osservando l’abside che lo accoglie non posso non notare il soffitto di colori chiari, molto alto e a volte. E’ impreziosito da elaborati lampadari a gocce, due più piccoli, in vetro e uno centrale, enorme, in legno intagliato a mano. Su questo, in tempi ormai lontani, venivano accese le candele.

Il pregiato pavimento presenta scacchi dai toni scuri e avorio che formano righe parallele sulle quali sono ordinatamente distribuite sedie e vetuste panche in legno.

Seguendo il perimetro interno delle pareti noto che diversi quadri rappresentano la Via Crucis del Cristo ma ce ne sono altri che celebrano la Madonna e alcuni Santi. Sono sporgenti, per essere visti meglio.

Uno dei Santi più venerati è San Rocco, riconoscibile dal fatto che tira su la veste mostrando la gamba ferita da una piaga di peste che lo ha resto protettore dei malati.

Il Confessionale, invece, protetto da pesanti tendoni color rosso cardinale, trasmette un senso di intimità e protezione. Immagino vecchine di tanti anni fa, con u mandiu (il fazzoletto) sulla testa, inginocchiate a pregare.

Adesso però lasciate ch’io vi mostri il perchè del nome Sacro Cuore.

Ecco qui la statua che rappresenta il Sacro Cuore di Gesù in tutta la sua luminosa bellezza.

Un vestito color vermiglio e oro lo valorizza e diversi ex voto, a forma di cuore, pendono dalle sue mani che aprono la veste in un simbolico gesto che rappresenta l’aprirsi al mondo. Lo sguardo è compassionevole e una corona di raggi dorati spunta da dietro la sua testa.

Sotto a questa statua c’è un portacandele, in ferro nero, e si può accendere un cero e pregare affinché la propria supplica venga ascoltata.

E’ tutto così raccolto, intimo, bello…

Ma non vi ho ancora fatto vedere il pezzo forte Topi. Il vero forziere del tesoro di questo Santuario. Eccolo qui. Lo vedete questo mobile che a prima vista sembra un semplice comò?

Sopra di lui la rappresentazione della Vergine Maria col Bambino circondata di stelle ma… dentro di lui, nel cassetto, sono custoditi: foto, libri, diari…

Oh Topi! Ci sono ancora tutti i registri, scritti a mano, dei primi anni del ‘900 e anche più antichi! Persino la signora Rita è emozionata nel mostrarmeli ma mai quanto me. Guardate qui: Settembre 1911…

Su questi registri si annoveravano le offerte, le eventuali spese, l’attivo, il passivo…

A proposito di spese, come sarebbe bello restaurarla un po’ questa Chiesa, almeno dove serve. Eh… lo so Topi, non è la sola che abbisogna di una rinfrescata ma io l’ho detto, non si sa mai. So che molta gente della Valle è legata a questo edificio.

Questo Santuario è stato fortemente voluto dalle persone del luogo e costruito nel 1908, ha quindi più di un secolo di vita. Mi soffermo ancora un attimo ad osservare le sue pareti respirando un’atmosfera antica e fresca.

Una specie di poesia, dedicata al borgo, mi fa sorridere. E’ toccante e anch’essa scritta a mano. Ve la lascio leggere con calma, io saluto la signora Rita e tutti voi e corro in tana a scrivere altri post.

Alla prossima Topi! Continuate a seguirmi!

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