Vedete Topi, in Valle Argentina sono tanti gli antichi abitati chiamati “Case Costa” ma quello in cui vi porto oggi si trova alle pendici del Monte Gerbonte, di fronte a Creppo.
Ecco, già vi vedo spalancare gli occhi e dire << Si! Lì è dove mio nonno… >>, << Ma certo! Mia madre da piccola… >>…

Ah! Mi sembra di sentirvi. E vi credo per giunta!
Infatti, questo nucleo di vecchi ma affascinati ruderi, sembrano chissà quanto lontani dal nostro tempo di oggi e, invece, fin oltre la metà del secolo scorso, tutta questa zona era sia abitata che mantenuta, soprattutto durante il periodo estivo. C’erano ancora pastori e contadini che qui possedevano bestiame, terre, magazzini per gli attrezzi, boschi, etc… Ci sono Topi, ancora oggi, che ricordano tutto di questi luoghi!

E, proprio qui, in questa parte aspra e ruvida dell’Alta Valle Argentina, tra i vari insediamenti rurali, ce n’è uno chiamato appunto Case della Costa. Si trova sopra ad un altro insediamento chiamato Drondo Inferiore.
A dividere Case della Costa da Drondo Inferiore, frazione anch’essa oggi completamente disabitata, è Rio Infernetto che si tuffa con vivacità nel Torrente Argentina.

Passando da Creppo si può arrivare alla località di Case della Costa attraversando il Ponte di Drondo, un piccolo ponte in pietra, ad unica arcata, che vedete nell’immagine qui sotto, oppure superando Case Bruzzi e quindi il Ponte di Creppo.

A condurvi a Case della Costa sarà un sentiero adatto a chiunque, a tratti ombreggiato e a tratti sotto al sole. A tratti morbido come un tappeto di velluto, o ancora di nuda roccia dura.

Bisogna solo fare attenzione a dove si mettono le zampe, sia in inverno per via del ghiaccio, che in estate, per via delle Vipere.
Siamo a circa 800 mt s.l.m. quindi serve mantenere tutte le accortezze richieste dai monti.

Da questo sentiero si vedono tante meraviglie. Il panorama sulla Valle è splendido e mi incanta ogni volta che lo vedo.
Si intravede Creppo, laggiù in fondo, che pisola sul crinale del suo Monte Croce Castagna e Realdo, più a Nord, avvolto dal suo fascino, sulla nota rocca che lo sostiene.

Qui, oltre alle Conifere e al Timo selvatico, sono le Ginestre a regnare e qualche rudere è completamente avvolto dalla vegetazione, mimetizzandosi con il territorio.

Altri ruderi, invece, sono costantemente baciati dal sole su terra più brulla, li vedete? Mi piacciono tantissimo, li trovo molto affascinanti.

Ok, aspettate che mi avvicino. Eccoli qui. E guardate quante terrazze per coltivare hanno attorno! Arrivano fino in cima alla cresta della montagna, avvicinandosi a Bric Castellaccio.

I resti che vedete, rigorosamente e unicamente in pietra, erano un tempo sia stalle che abitazioni.
Alcuni sono davvero enormi e svettano verso il cielo. Un cielo molto amato da diversi rapaci che, qui, possono trovare il loro cibo preferito come le Poiane, che tutto l’anno cercano roditori (no… a me non mi toccano state tranquilli!) e i Bianconi, nel periodo più caldo, che si nutrono esclusivamente di rettili.

Quanta pace mi circonda! Chissà se, un tempo, questa zona era altrettanto silenziosa.
Non credo… con un po’ di immaginazione non è difficile sentire i campanacci delle Mucche, il belare delle Capre, il richiamo di qualche contadino, il battere di un taglialegna e il cantare di qualche donna affaccendata che riecheggia per il vallone.

Sì, credo proprio fosse così. Dove ora esistono solo pietre silenti che osservano l’infinito, c’era una volta un cuore pulsante di vita, di voci, di fatica e valori.

Aaaah… starei qui delle ore a volare con la fantasia! Ma non mi è possibile! Ho un Topocavagno pieno di articoli da scrivere! Quindi, augurandomi che vi sia piaciuto il tour di oggi, vi saluto con uno dei miei “Squit!” migliori e vi do appuntamento al prossimo post!
Baci Topi!