E anche questa volta, cari Topi, vi porto con me in un luogo spettacolare della mia Valle.
Andiamo in una zona chiamata “La Gastea”, esattamente sotto le vette della Catena Montuosa del Saccarello, tagliando le montagne che chiudono la Valle Argentina a Nord e ammirando tutta la vallata fino al mare!
Per arrivare a La Gastea, questa volta, ho deciso che partirò dal Passo della Mezzaluna.
Potrei salire da sopra il paese di Corte ma preferisco arrivare sin qui perchè così attraverserò la meravigliosa faggeta di Rezzo che, in autunno, regala un foliage dorato impressionante.

Mi sento come protetta circondata dagli alti Faggi e, ammirando quella bellezza, giungo fino al Passo ritrovandomi tra il Monte Arborea, che potete vedere nell’immagine qui sopra e Cima Donzella, i due monti che racchiudono la forma a mezzaluna di questo pianoro.
Il sentiero parte proprio da qui.
Mi dirigo verso il Monte Monega, passando sotto Cima Donzella e Monte Bussana e riuscendo così a ripararmi dal vento.

Immediatamente, altri colori vivaci mi colpiscono, sono accesi e intensi. Sembrano macchie di vino rosso su una variopinta tovaglia.
Il verso gracchiante delle Nocciolaie echeggia tra quei rami multicolore.
Di fronte a me si stagliano austeri il Monte Toraggio, il Monte Pietravecchia e il Monte Grai che dividono la mia Valle dalla Val Nervia.

So che più avanti potrò vedere, laggiù, persino alcuni borghi come Triora, Corte, Molini quindi proseguo.
La prima tappa che raggiungo è chiamata il “Praetto” ossia “Piccolo Prato”, una radura circondata da Conifere che mi permette di avere un’ulteriore prospettiva della Valle.

Guardando indietro, da dove sono partita, riconosco il profilo del Monte Arborea che ho lasciato prima e attendo.
E’ molto facile veder passare di qui qualche volatile. Infatti, poco dopo, oltre ai piccoli uccelletti che mi circondano allegri come le Cince, il mio sguardo viene rapito da uno stormo di Colombacci selvatici che danzano liberi nel cielo sopra la mia testa.
Volteggiano assieme e sbattendo le ali emettono fischi strani, come potenti folate di vento.

Dopo averli ammirati per un po’ proseguo.
So che ora, la Natura che abbraccia il sentiero, cambierà.
Se prima ero in una zona aperta, ora zampetto tra i Noccioli camminando su un tappeto di foglie che scricchiolano sotto ad ogni mio passo.

Sarebbe un sentiero percorribile da chiunque se non fosse che, in due punti, anche se per pochissimi metri, si fa davvero pericoloso.
In questi punti il cammino non c’è più. Le piogge e le nevicate lo hanno distrutto e occorre davvero la massima attenzione.
Per prima cosa, questi due punti sono all’ombra e quindi è molto facile scivolare a causa del ghiaccio che si forma, ma anche in questa stagione sono pericolosi, perché si scivola molto sulle foglie morte e umide che, tra l’altro, nascondono pietre che fanno ruzzolare.

Purtroppo, se si cade di lì è ben difficile fermarsi.
Le immagini forse non rendono ma vi assicuro che ci sono dirupi seriamente rischiosi.
Passato il pericolo posso godermi nuovamente una parte di quel mondo che offre, instancabilmente, panorami mozzafiato.
Dovrò ancora attraversare una zona boscosa ma, per adesso, mi godo questo spazio.

Restando lì, in silenzio, scorgo una bella coppia di Caprioli.
Il maschio rincorre la femmina. Esibiscono già il manto invernale.

Entrambi saltellano agilmente su per il pendio. Mi incantano.
Poi, ripartendo, curvo di nuovo e mi inoltro nell’altro boschetto.
Qui posso ammirare le tinte abbaglianti degli Aceri che sfoggiano un giallo caldo e intenso che vira verso l’arancio.

Vorrei fermarmi di più ma il rumore violento e i versi di alcuni Cinghiali che sembrano seriamente incavolati mi fa sgattaiolare via con la coda tra le gambe dalla paura! Sento anche dei cani abbaiare, forse sono loro a infastidire quegli animali selvatici.

Inizio ad intravedere il sentiero che mi porterà a La Gastea da dietro i rami quasi spogli degli alberi e, dopo alcuni balzi, agili quasi quanto quelli dei Caprioli di prima, mi ritrovo in un’altra zona pulita dove riposo ancora per godermi il paesaggio.

Questa volta, oltre ad un altro panorama, è un Gheppio l’animale che mi tiene compagnia.
Se ne sta appollaiato su un ramo, aspettando sicuramente qualche preda e mi guarda. Anzi, mi fissa sfacciatamente.

<< Ascolti Signor Gheppio, forse lei non lo sa ma sono l’unico roditore, in tutta la Valle, che non può essere mangiato da nessun predatore! Sono praticamente immune, perciò, ha ben poco da tener d’occhio! >>.
Santa Topa! Qui, tra Cinghiali e Gheppi, la situazione si fa insidiosa… meglio andare!
La Gastea non è più lontana, posso già vederla da qui.

Che strano nome… La Gastea…
Chiedendo a un Topo-amico mi dice essere, probabilmente, il sinonimo di “Vastera“, ossia il recinto nel quale si tenevano gli animali. Mi trovo un po’ prima di un’altra area assai conosciuta con il nome di: i “Prati di Corte”. Qui, un tempo, salivano le persone dal paese per passarvi l’estate e portarvi le greggi in alpeggio. Ma… un altro nuovo Topo-amico mi suggerisce che “Gasteia” è sinonimo di “Vastera” in dialetto brigasco. In questa località, però, sono le “Gaste” a conferire il nome! Cioè? Gli “Aceri di Monte” Topi! Proprio quegli alberi colorati di cui vi ho parlato prima!
Finalmente raggiungo la mia meta e mi fermo a fare merenda.

Ancora una volta tutta la Valle si apre davanti ai miei occhi. E’ uno scenario indescrivibile.
So che laggiù, oltre quelle cime, c’è il mare. I monti si srotolano sotto al mio sguardo, uno dopo l’altro, ognuno con la sua forma e le nuvole disegnano su di loro strane sagome di ombre.
Che pace e quanta meraviglia!
Sono a 1435 mt s.l.m. ma fa caldo poiché il sole, anche se va’ e viene, può baciarmi dalla punta delle orecchie alla punta della coda.
Prima di far ritorno raccolgo qualche bacca di Rosa Canina, qui ce ne sono parecchie. Quando crescono vicine a qualche Conifera, intrecciandosi con aghi sempreverdi, creano un’atmosfera natalizia.
Facendo ritorno rivolgo ancora una volta lo sguardo a quel luogo che amo.

Altri colori autunnali si manifestano in quella vastità ma uno dei colori che più mi colpisce è quello bluette dei Crocus sotto le mie zampe. Fiori dal pistillo sgargiante.
Ce ne sono molti ma mi sembrano un po’ in anticipo. Solitamente, a questa altitudine, sbocciano assieme ai Bucaneve affrontando il gelo. Beh, che dire, sapranno loro, meglio di me, quando nascere.
Ahaaa… Cari Topi! Che passeggiata! Spero tanto sia piaciuta anche a voi. Ora, però, riposo un goccino e mi preparo per la prossima gita. Chissà dove vi porterò?
Continuate a seguirmi così lo scoprirete. Per adesso vi mando un affettuoso “Squit!”. Alla prossima!




Che gita meravigliosa, gli alberi con i colori autunnali sono a dir poco spettacolari e l’incontro con i caprioli è una vera e bellissima gioia, lo so. Fai molto bene a lasciare le raccomandazioni sulla possibilità di scivolare perché non è banale, bisogna sempre stare attenti, Ma poi, tra foglie dorate, creature del cielo e della terra lo spettacolo è garantito, grazie di tutta questa bellezza! Un bacione!
So che diverse persone prendono spunti dalle mie gite, perciò credo sia giusto avvisare poiché in due tratti è davvero pericoloso, soprattutto per i piccoli Topini. Sono felice di averti regalato tanta bellezza Miss, grazie di essere venuta con me. Un bacio a te!
Fra sentieri scivolosi, gheppi in agguato e cinghiali affamati, questa è un’avventura degna di Indiana Pigmy Jones! Complimenti!
😀 Ah! Ah! Ah! …Hai Ragione caro Fabio! Hai visto che mega avventura?! Altro che Bianca e Bernie… dilettanti! Un bacio a te! :-*