Nel Vallone dell’Armetta – un Ponte che incanta

Un Ponte che incanta… perché? Forse perché è stregato?

Seguitemi Topi che vi spiego e vi mostro tutto.

E beh, non c’è che dire, il suo fascino è indiscutibile… guardate che meraviglia!

Ma non è solo questo ad attrarre. C’è molto di più.

Cominciamo.

Sotto al borgo di Andagna si apre un Vallone stupendo, ricco di fauna, avifauna e flora.

Appena imboccato, il sentiero si biforca subito. Una stradina continua dritta davanti a me, mentre l’altra scende a destra.

Grazie a questi due cammini si possono raggiungere tappe davvero incantevoli come: Agaggio Superiore, Grattino, la chiesa di San Bernardo di Andagna, l’antica Torre e lui, il Ponte, che io ho subito soprannominato il “Ponte delle Streghe”, anche se in realtà si chiama “Ponte dell’Armetta”.

Sì, vi dico così perchè una leggenda narra che nei pressi di questo ponte vi sia una grossa pietra, in dialetto chiamata “bauzu“, con un’orma molto grande su di lei. Gli abitanti della mia Valle dicono essere l’impronta di una “Bazua” (Strega).

Ho cercato questo masso nel torrente, sotto al ponte, ma non ho trovato nulla. Forse la folta vegetazione lo ricopre, forse, col tempo, è sparita, forse… è un’invenzione… ma credetemi che ne vale davvero la pena. Orma o non orma, è un luogo davvero magico.

Andiamo con calma però. Come vi dicevo, questo sentiero si divide fin da subito, appena lo si prende, e inizia da uno dei tornanti per salire al borgo di Andagna.

Un melo selvatico lo contraddistingue e, inoltre, è segnalato. Si tratta di uno degli ultimi tornanti vicino al paese.

Se si va’ dritti, leggermente in salita, si raggiunge la piccola chiesetta di San Bernardo, oppure si arriva fino a Grattino. Volendo però, da Croce della Colletta, si può raggiungere il borgo di Drego o continuare in giù per Agaggio Superiore.

Qui il sentiero è ricco di Castagni secolari enormi e Scotani che, con la loro barba e le loro foglie rosse, in autunno, colorano la Valle con toni accesi.

Raccolgo ovviamente Ghiande e Castagne mentre zampetto e… pancia mia fatti capanna!

Le Ghiande sono tantissime date dalle Roverelle, impressionantemente alte, che svettano in questo bosco.

Noto che tanti umani passano di qui con le bici (fate attenzione che spesso arrivano come siluri) ed effettivamente capisco che possono trovare questo sentiero divertente, visti i “sali e scendi” che offre.

Non è per niente difficoltoso. Adatto a tutti. Una bella passeggiata nel bosco.

In questa stagione il cammino è ricoperto da foglie cadute a terra che formano un morbido tappeto.

Arrivata a un rudere mi giro indietro e, tornando all’inizio del primo sentiero, prendo ora la via che porta in giù; anche questa, può percorrerla chiunque.

Trovo subito una piccola edicola e qui le strade si dividono ulteriormente: una scende ancora, so che mi porterà alla Torre di Andagna, perciò prendo l’altra, quella più a sinistra, poichè voglio raggiungere il famoso Ponte dell’Armetta.

Anche qui la Natura è rigogliosa. In certi punti persino il sole fatica ad entrare e, ovviamente, Felci e Muschio vivono con piacere in un habitat adatto a loro.

Sento sopra la mia testa due Poiane gridare e sorvolare questo spicchio di mondo.

Sento il rumore dei Picchi che battono contro i tronchi e sento svolazzare di qua e di là ma è difficile riuscire a fotografare qualcosa in mezzo a tutta questa vegetazione.

Ci sono piante con le foglie scure, sono all’ombra, e le zone hanno un’atmosfera umida che mette in risalto alcuni odori di terra e foglie secche. Il sentiero è ben distinto e il ponte appare sottile e fragile ma non lo è.

Eccolo, è spettacolare.

Un ponte romano, ad una sola arcata, ricoperto da una specie di Edera che gli dona un incredibile fascino.

Fa persino fresco qui sotto.

Si può scendere nel torrente per ammirare questa costruzione anche dal di sotto. Queste piante aeree che pendono nel vuoto lo rendono unico.

E’ un fogliame diverso, cupo e turgido.

Nei punti dove qualche raggio riesce a scaldare, si possono invece osservare Mele selvatiche, le quali maturano proprio in questo periodo e fiorellini coloratissimi, rimasuglio della stagione più calda.

Sbucando dagli alberi, la luce è accecante. E’ un giorno limpido dal cielo terso.

Vedo le Rocche di Drego, so che là dietro c’è il mio Monte preferito, il Carmo di Brocchi.

Saluto il ponte antico promettendogli di tornare e m’incammino verso la tana lasciandomi baciare dal sole.

Mi volto dopo pochi passi e il ponte sembra sparito, guardate come si mimetizza nascosto da tutto quel verde.

Provo a riflettere sul suo nome “Armetta”. Considerando che “Arma” deriva da “Balma – Barma” che un tempo significava “Grotta“, forse vuol dire che in questo vallone c’era un piccolo antro da qualche parte, una grotta magari ancora esistente o ormai sparita nella macchia o a causa dell’orogenesi. Non lo so.

Non sarebbe una novità. La mia Valle è piena di grotte preistoriche.

Nonostante io non conosca il motivo di questo nome è stata ugualmente un’escursione rilassante e arricchente al tempo stesso, però, adesso, bando alle ciance.

Devo correre a scrivere un altro articolo per voi, perciò vi saluto, affettuosamente, con uno dei miei migliori “Squit!”.

A presto Topi!

7 pensieri riguardo “Nel Vallone dell’Armetta – un Ponte che incanta

  1. Sarà l’ambiente naturale davvero suggestivo, saranno i tuoi racconti così ricchi di descrizioni coinvolgenti, ma sembra di essere lì con te a camminare tra felci, poiane e sassi misteriosi. Una meravigliosa topogita!

  2. Che passeggiata incantata in luoghi magnifici, con questi alberi maestosi e questa natura così generosa, le passeggiate come questa sono ristoratrici e rigeneranti. E il ponte, che spettacolo! Un bacione, cara, a presto!

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