Cari Topi, questa volta vi porto nuovamente a Badalucco, in un punto del paese ancora oggi ricordato per qualcosa di importante che avveniva molto tempo fa.
Dobbiamo recarci in un piccolo vicolo che si inerpica, chiamato Vicolo Gioberti, ramificazione dell’omonima Via, più grande e più lunga, che attraversa una parte di questo antico borgo.

Dabbasso, Vicolo Gioberti comincia da un breve ma assai buio carruggio, di pietre e ardesia, però, volendo, si può proseguire in salita e raggiungere, da qui, un punto panoramico eccezionale di Badalucco, ossia il promontorio sul quale è stato eretto l’Oratorio di San Nicolò che vi mostrerò in futuro. Quando si dice: “dall’oscurità alla luce!”.
E’ un vicolo stretto e umido che sale curvando, fatto di case, piante e gradini.

E’ così umido che le rigogliose Felci nascono spontaneamente, crescendo persino sopra ai tetti e ai muretti.
Ho nominato i gradini poiché sono davvero dei protagonisti. I più imponenti sono quelli di due brevissime scalinate che si trovano, una di fronte all’altra, appena imboccata questa stradina.
Sono due scalinate, due soglie, alte e massicce, che conducono a due vecchi portoni di legno, i quali, a loro volta, sono incastonati in muri freschi e antichi.
In uno di questi muri si possono scorgere diverse aperture, come dei buchi, e uno di questi fori, attira l’attenzione.

Sembra quasi che le pietre, in questo punto, stiano venendo via, invece ci troviamo proprio davanti a quell’insieme di pietre che nella parete formano la “Prea Garba“; chiamata così in dialetto, ossia “Pietra Bucata”.

Potrebbe sembrare una cosa strana ma c’è un’interessante risposta a tutto questo, una risposta che è un racconto e rappresenta un’azione specifica che accadeva proprio qui, molto tempo fa.

All’interno di questo antro si scorge un piano in pietra e si vede la fine di quello che sembra essere un tubo. Oggi appare come un nido, vedo piume e erba secca.
Qualcosa veniva gettato dall’alto all’interno di questo canale per fermarsi proprio lì? Oppure veniva semplicemente passato attraverso la parete, da questa specie di grosso spioncino. Ma cosa?
Il cibo! Ebbene sì, Topi.
Alle famiglie povere, che non riuscivano a sfamarsi, veniva data una razione misurata di cibo. Poteva essere una razione di Grano, di Orzo, di altri cereali, oppure, addirittura, di Castagne. Questo cibo veniva offerto dalla Confraria di Badaucco, un gruppo di persone che si interessavano, durante i periodi di pestilenze o povertà, a dar da mangiare a tutti.
Ma la cosa che più piacevolmente colpisce è che, la – prea garba -, è stata realizzata in modo che chi offriva quegli alimenti non potesse vedere chi c’era al di là del muro per prendere quel dono. Questo avveniva per mantenere l’anonimato di chi chiedeva, una forma di riserbo per rispettare la dignità di chi stava attraversando un momento difficile.
Che meraviglia… quanta delicatezza e bontà d’animo si respira tra queste pietre quando si viene a scoprire tutto questo. L’avreste mai detto Topi?
Ma, come vi dicevo, Vicolo Gioberti non è solo questo.
E’ un capillare che collega una zona centrale di Badalucco, con la parte più alta del paese.
La Via predominante che si srotola in piano, Via Gioberti, mostra, oltre alla sua stessa bellezza, il dedalo di stradine che arricchiscono il borgo, mentre, a salire, si possono scorgere le costruzioni più alte come il Campanile della Chiesa di Santa Maria Assunta che svetta tra i tetti.
E’ stato davvero bello, curioso e interessante scoprire questa storia e assaporare con i sentimenti tali azioni che venivano compiute, un tempo, molto spesso.
E’ stato soprattutto divertente notare, ancora una volta, come la mia Valle sia sempre disposta a offrire sorprese per chi cerca e si inoltra all’interno del suo cuore.
Vi è piaciuto questo articolo Topi? Bene, ne sono felice, allora… sgattaiolo immediatamente a scriverne un altro!






Che bello questo racconto! Può anche darsi che sia passato proprio da quel vicolo quando ho visitato Badalucco, ma non ne conoscevo minimamente la storia, mi ricordo soltanto l’atmosfera del borgo e gli uliveti che lo circondano, che mi fanno venire la voglia di tornare.
Ricordare ricordi bene ma… a questo punto credo proprio tu debba tornare! 😀
Buongiorno. Mi chiamo Beatrice e ti voglio ringraziare per la storia antica che ci hai raccontato: è un pezzetto del passato di noi tutti che e1 bello venga tramandato e non dimenticato. Ti ringrazio i cuore per la tua passione💖. Bea.
Sono io che ringrazio te Beatrice per questo bellissimo commento, grazie davvero. Un forte abbraccio ❤
Hai ragione, quanta delicatezza nel lasciare una certa riservatezza a chi aveva bisogno, è una storia proprio bella, Bacioni Meg, buona serata!
Vero… e la si percepisce proprio. Ho davvero apprezzato e ho voluto condividere queste sensazioni che non si sentono ovunque. Buona serata a te Miss, grazie ❤