Anello: Andagna – Vallone dell’Armetta – Case Vignolo – Grattino – Case Colletta – Andagna

E… nel mezzo, un mucchio di meraviglie! Che vi svelerò in questo lungo post.

Ma andiamo con ordine Topi amanti di escursionismo e dei luoghi più nascosti della Valle Argentina.

Oggi, vi porto con me a fare un anello molto carino. E’ il giro che vedete in viola nella foto qui sotto. Partenza segnata da un punto rosso e arrivo segnato da un punto blu.

Si tratta di un percorso amato anche dai bikers. Parlo di un anello di circa 11 – 12 km in totale. La prima metà si svolge prevalentemente in salita ma è una salita fattibile, parliamo di 300 mt di dislivello in 6 km circa, il resto della passeggiata, invece, è pianeggiante.

Perdonatemi se non vi do i dati super precisi ma non ho salvato l’intero giro sulla mappa e, inoltre, ho provato qualche breve uscita dal sentiero, per ammirare un po’ di cose, comunque, metro più, metro meno, i numeri sono questi.

Questo anello parte dall’ultimo tornante per arrivare ad Andagna (quello subito prima del borgo, prima della Chiesa di San Rocco) e termina nello stesso punto di partenza. Oppure, si può terminare al Santuario di San Bernardo di Andagna (come ho fatto io) Santuario dal quale poi ridiscendo per tornare al tornante dove avevo lasciato la topo-mobile in uno spiazzo pratoso.

Il sentiero che imbocco di buon mattino, si divide subito, già dalla partenza e io quindi scendo a destra, in direzione: Case Vignolo. Dopo pochi metri, arrivo da una piccola edicola e qui, il cammino si divide di nuovo e, questa volta, prendo la stradina a sinistra. Dopo 20 minuti circa giungo al Ponte dell’Armetta che vi avevo descritto qui https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2025/11/14/nel-vallone-dellarmetta-un-ponte-che-incanta/

Un ponte meraviglioso che merita foto e attimi di attenzione.

Un Ponte che, un tempo, era frequentato persino dalle Bazue (le Streghe) della mia Valle. Da qui, si inizia a salire in un bosco ombroso e fresco dall’atmosfera unica.

Sono costantemente accompagnata dall’acqua che, in questi punti, forma delle pozze cristalline e delle cascatelle incantevoli.

Mettetevi scarpe comode e impermeabili perchè ci saranno diversi rii da attraversare e, dopo molta pioggia, alcuni di questi, sono ben generosi d’acqua.

Dopo l’immagine di un Gesù che se ne sta’ dentro ad una specie di casetta e dopo ancora un po’ di salita, mi ritrovo in una zona di bosco dal fascino irlandese.

Il muschio color verde vivace e i massi chiari creano una bellissima macchia e i miei passi sono attutiti dal morbido terreno di terra umida.

L’Edera abbraccia le antiche strutture e i muretti che forse un tempo recintavano ovili e stalle.

Raggiungo così gli antichi ruderi di Case Vignolo, oggi inghiottiti dalla natura ma un tempo abitati.

Ultimate queste rovine, passo dietro ad una villetta davvero graziosa e ben tenuta.

Questa dimora, al contrario delle antiche abitazioni ormai quasi inesistenti, è abitata e circondata da prati e orti in una zona aperta, di quiete, e con una vista splendida sulla vallata e il Monte Faudo.

E’ proprio da questa casa che inizia una strada ben più larga del sentiero seguito finora e percorribile anche in auto.

In realtà, però, per passarci in macchina, serve avere la chiave di una sbarra che si trova a Grattino, cioè più avanti, poichè si tratta di una strada che parte da là e giunge sin qui. Inoltre, credo sia privata, cioè di chi abita la bella villetta.

Io la percorro a piedi (partendo da un’edicola accanto alla villetta) e dirigendomi verso Grattino ritrovandomi a spuntare nella parte più alta di questo paese.

Se, da qui, mi guardo indietro, posso osservare i monti in lontananza e vedo Andagna, laggiù in fondo, comparire tra i rami spogli degli alberi ma se guardo in avanti posso vedere persino Agaggio Superiore, in lontananza, adagiato sul suo colle.

Esco quindi da questa strada, attraverso la sbarra in uscita e mi dirigo in su, verso le ultime case di Grattino. Credo si chiamino: Case Leico.

Dopo aver superato dei lavatoi eccomi in un piccolo spiazzetto con al centro un grosso Castagno dal tronco enorme. Ci si può girare intorno.

Qui mi trovo a 700 mt s.l.m. circa e davanti a diverse indicazioni e diverse strade. Prendo la strada di fronte a me evitando quella a destra che mi porterebbe ad Agaggio, ossia, continuo quindi a salire. E’ bianca, semi cementata/asfaltata, ma è pur sempre una strada di montagna e ricoperta da un morbido tappeto di foglie in questa stagione.

Dopo qualche metro un altro bivio mi si presenta davanti, questa volta presieduto da una cappelletta dedicata a un santo che sembra Don Bosco.

In alcuni punti i simboli bianchi e rossi che segnalano il sentiero non sono ben visibili. Le app mi hanno aiutata, devo essere sincera, anche se, non prendendo bene il cellulare, dovevo fare dei passi avanti di prova, prima di capire se avevo imboccato il sentiero giusto.

Quello giusto è quello a sinistra. Svolto quindi come a tornare indietro, prendendo questa nuova via che rimane al di sopra della strada appena percorsa.

Dopo pochi metri, però, uno sbrego poco visibile e mal segnalato, a destra, mi conduce in salita e devo prenderlo per giungere alla zona della Colletta. Si tratta di una traccia più che un sentiero. Forse questo è il pezzo più ripido di tutti ma è breve.

Arrivata in cima mi ritrovo in un corridoio boschivo. So che devo continuare in avanti per arrivare a Case della Colletta ma, a destra, mi invita un sentiero che vuole condurmi sul promontorio di Croce della Colletta. Decido di andare a curiosare. Case della Colletta aspetteranno una mezz’ora.

Quando riesco a raggiungere la vetta di questo colle, con un po’ di dispiacere noto che la famosa croce, indicata in tutte le mappe, è mezza rotta.

Il braccio orizzontale è caduto per terra.

Attorno a questo palo di legno, rimasto in piedi, c’è una piccolissima radura. Mi basta per riposare un po’ e sgranocchiare due castagne secche dello scorso autunno.

Posso scorgere Santa Brigida, laggiù, tra i rami, dove alcune Conifere si mostrano verdeggianti.

Posso vedere i miei amati monti e sentirmi protetta da loro.

Ora però ridiscendo dal promontorio per poi risalire, poichè Case Colletta mi aspettano. Le raggiungo velocemente. Ne immaginavo un gruppo più sostanzioso. Sono solo due, ma davvero ben fatte. Perfette.

Ora sono a 900 mt circa s.l.m. e, per l’ennesima volta, davanti a un bivio.

Si tratta di un bivio che, per quanto riguarda l’anello che sto percorrendo, mette fine alla salita. Da qui sarà tutto in piano e in lieve discesa. Vado dunque a sinistra per recarmi verso Andagna, o meglio, verso il Santuario di Andagna: San Bernardo.

Il sentiero è proprio bello, pulito e ben percorribile, con lievissimi saliscendi.

Noto le diverse tonalità dell’Hepatica nobilis che colora il sottobosco e che da viola diventa fucsia. E’ chiamata anche “Erba Trinità”.

Zampettando piena di entusiasmo mi trovo così sotto la Rocca di Drego. E’ spettacolare.

E’ la prima volta che la vedo dal basso verso l’alto. Di solito ci zampetto sopra ma ora la guardo da quaggiù. Ancora oltre, ecco il mio amato monte, il Carmo di Brocchi, proprio sopra di me, come ad abbracciarmi e, in direzione dei suoi pendii, vedo quello che sembra uno Sparviere in volo.

Riprendo il cammino e, attraversando altri piccoli rii, mi ritrovo in una conca che mi permette di godere di un altro bel panorama.

All’indietro rivedo il colle della Croce dove ero prima (che nell’immagine qui sopra ho segnalato con una freccia rossa) e, in avanti, la Chiesa di San Bernardo, solitaria, che sto per raggiungere.

Per vederla serve aguzzare la vista nelle immagini qui sotto.

Quasi alla fine di questo anello, infatti, il sentiero si divide per l’ennesima volta.

A destra andrò alla Chiesa, mentre, proseguendo dritta, tornerò direttamente al tornante dal quale son partita al mattino. Decido di andare alla Chiesa e godere così di un altro panorama.

Vedo Andagna e i monti che dividono la Valle Argentina dalla Francia e dalla Val Nervia, come: il Monte Toraggio, il Monte Pietravecchia e il Monte Grai. Una meraviglia.

Il Santuario di San Bernardo è sempre bello da rimirare con i suoi antichi affreschi al suo interno.

Scendo ora verso “la Croce”.

Qui posso decidere se visitare il borgo di Andagna o tornare alla macchina. Il borgo di Andagna lo conosco a memoria ma, per me, è come una calamita e mi attrae sempre a sé.

Infine, per tornare alla macchina, scendo dallo stradone principale, quello asfaltato, e rivolgo un’occhiata anche alla Chiesetta di San Rocco.

Senza contare il giretto all’interno del paese, il cellulare mi segna 12 km all’incirca, compiuti.

Allora Topi, cosa ne dite? Vi è piaciuto questo tour. A me tantissimo, è proprio un bel giro e secondo me, il suo massimo splendore lo manifesta in Primavera inoltrata anche se è sempre attraente tutto l’anno.

Se decidete di viverlo raccontatemi le vostre impressioni. Mi auguro di avervi dato una nuova e bella idea di cammino.

Ultime raccomandazioni: la parte di ritorno, quella da sotto la Rocca di Drego verso San Bernardo, in alcuni tratti è pietrosa e con acqua, luogo prediletto da rettili, battete bene con un bastone mentre camminate.

Con la bicicletta è forse più bello da percorrere al contrario. Io, sinceramente, non conosco la segnaletica MTB ma ho visto diverse tracce di pneumatici lungo il percorso.

Nella direzione svolta da me le altitudini sono state le seguenti: sono partita da 700 mt, sono scesa a 600 mt, sono risalita a 900 mt e sono ridiscesa a 700 mt.

Nei pressi di Case Vignolo non mancano le orme di Caprioli e fatte di Ricci, mentre, sotto la Rocca di Drego si osservano impronte di Cinghiali. Se si sta in silenzio si viene circondati da tantissimi esemplari di avifauna. Abbondano: Picchi, Cince, Codibugnoli, Fringuelli e molte altre specie. Inoltre, nel primo tratto, si è accompagnati da una coppia di Poiane.

Mi sembra di avervi detto tutto, non mi resta che augurarvi un buon tour in uno dei valloni più belli del mio mondo.

Alla prossima Topi!

4 pensieri riguardo “Anello: Andagna – Vallone dell’Armetta – Case Vignolo – Grattino – Case Colletta – Andagna

  1. Che magnifica passeggiata, hai fatto delle foto meravigliose! E tutto è così vero e autentico da essere commovente. Grazie di averci portati con te, cara Topina camminatrice, buona giornata!

  2. Ciao, che splendido percorso circolare! A proposito, non ho ancora capito il significato del nome “Ponte Nuscu” per il ponte sul fiume Boetta… non è segnato su nessuna vecchia cartina. Un saluto da un Grattinolo….Ulrich

    1. Ciao! Sì, hai ragione, è davvero un bellissimo percorso 🙂 Allora, sono arrivata a capire che “Nuscu” potrebbe avere due significati. Il più probabile è il soprannome di chi lo ha realizzato/aggiustato o comunque della famiglia (in Liguria si usa molto dare soprannomi alle famiglie, in senso di generazioni). Un’altra ipotesi, invece, è quella di una struttura costruita vicino ad un Nocciolo. Ma non saprei poiché “Nocciolo” in ligure è “Ninsoa”… Al momento questo è quanto 🙂

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