Dal Pertuso di Goina al Museo Civico di Sanremo

Topi cari, oggi, ve lo dico subito, l’escursione non sarà per niente facile. Ci attendono roveti, guglie appuntite, discese pericolose e dirupi altrettanto rischiosi.

Servono scarponi con una buona suola antiscivolo e una giacca tecnica antistrappo.

Siete pronti? Vi siete bardati per benino? Ottimo, allora partiamo! Andremo… al Pertuso di Goina!

La vedete questa bella rocca? Sulla sua vetta c’è una croce ma, da qui, rimane troppo distante per distinguerla. Il Pertuso è da qualche parte lì sotto, ma non preoccupatevi perché ci sono già stata e dovrei riuscire ad individuarlo di nuovo.

Intanto dobbiamo arrampicarci oltre la rupe e poi riscendere curvando a destra.

Non c’è un sentiero, si va’ a… naso! Passando tra arbusti e grossi massi.

Ecco, dovrebbe essere proprio qui dietro, a Sud della falesia.

Si tratta di una grotta, anzi, più precisamente di un ossario risalente all’Età del Bronzo, nel quale sono state rinvenute testimonianze di un passato affascinante e interessante che oggi vi mostrerò.

La Rocca di Goina si trova sopra al piccolo abitato omonimo e sotto la strada che porta al Colle del Garezzo. Una strada panoramica meravigliosa, che permette uno sguardo su gran parte della Vallata e fa incontrare tanti animali selvatici come Camosci e Caprioli che qui amano brucare, soprattutto all’alba, indisturbati.

Avvicinandosi sempre di più alla grotta, però, non sarà difficile distinguere il rumore “delicato” dei Cinghiali che ci passano attorno grufolando.

Una volta arrivati, un groviglio di roveti non ci permetterà di passare tanto facilmente. Cercando di non pungerci le zampe, li schiacceremo un po’ da un lato.

Il piccolo ingresso del “Pertùs” è proprio nascosto dietro di loro.

Serve accucciarsi per entrare e strisciare dentro.

Si riconoscono al suo interno fatte di Lupo e, nonostante l’oscurità, si intravede qualche Pipistrello.

Oggi è una grande tana umida e tiepida.

Subito dopo la prima piccola stanza, un’angusta discesa proverà a condurci in un’altra sala più ampia, nella quale però è impossibile accedere a causa di un crollo. Grandi massi sono caduti a terra, uno sopra l’altro. Siamo proprio sotto la rocca ed è buio pesto. Che sarebbe servita anche una torcia ve l’ho detto?

E’ proprio qui, all’interno di questa caverna, che sono avvenuti importanti ritrovamenti.

Consultando il bellissimo libro “L’Alta Valle Argentina”, illustrato da Piero Vado, nel testo di Lorenzo Lanteri vengo a scoprire che, addirittura, alcuni oggetti rinvenuti appartengono alla Civiltà Micenea, segno che indica antichissimi commerci marittimi.

Il Pertugio di Goina non è l’unico antro nel quale si sono trovati reperti così preziosi. La “Tana della Volpe” sopra Loreto, l'”Arma della Gastea” sopra Borniga e diverse altre grotte sono, ancora oggi, palcoscenici testimoni di epoche lontane.

Ma è possibile vedere certi cimeli?

Sì. Al Museo Civico di Sanremo, in Piazza Nota.

Nelle varie sale sono ben spiegati ed esposti i tesori di un passato preistorico e dei luoghi sepolcrali della mia Valle.

Seguitemi, facciamoci un giro tra queste ricchezze. Guardate qua: vasi e bracciali, perle e pezzi di ceramica.

E poi ancora collane in osso, meticolosamente realizzate per ornare il corpo, trovate sopra Badalucco, in “Tana Bertrand”.

Queste appartengono all’Età del Rame.

Si possono osservare persino degli aghi ricurvi, sempre in osso, che venivano utilizzati per cucire le pelli presumo. Che lavori incredibile! Quanta precisione e dedizione.

C’è da rimanere incantati.

Il Pertuso di Goina è conosciuto per essere un sito ligure teatro della Cultura di Polada, antichissima cultura che prende il nome da un territorio bresciano e che, negli anni, ha interessato gran parte dell’Italia Settentrionale.

Del Neolitico, invece, e più precisamente dell’Età del Ferro, abbiamo frammenti di tazze, olle, ciotole e urne, con tanto di decorazioni incise.

Non possono poi ovviamente mancare anche alcuni resti di animali come: denti, ossa e palchi di Daini e Cervi e persino pezzi di scheletri di Pantere e Iene.

Santa Topa! Pantere e Iene?! Per fortuna non ci sono più! Ci mancavano anche loro come predatori!

C’è ancora molto altro da vedere, altre sale e ambientazioni con le rappresentazioni degli uomini primitivi e momenti della loro quotidianità ma non posso svelarvi tutto. Andate voi stessi al Museo, è aperto tutti i giorni tranne la domenica.

Io vi saluto perché me ne torno al Pertuso, tra i Gheppi e i fiori che mi aspettano. E, da qui, mi godo ancora la pace e il panorama di questo luogo spettacolare.

Vi abbraccio e vi aspetto per il prossimo tour! La vostra Pigmy.

4 pensieri riguardo “Dal Pertuso di Goina al Museo Civico di Sanremo

  1. Il posto è straordinario, così incontaminato e ricco ma poi questo patrimonio di reperti preistorici è una sorpresa, non ne sapevo nulla, veramente notevole, grazie del bel racconto Meg. Certo che pensare alle iene e alle pantere nella nostra Liguria fa una strana impressione, vero? Un bacione!

    1. Sì Miss è davvero un luogo che regala mille sensazioni: bellezza, magia, mistero, storia… Incredibile! E sì, pensare a certi animali qui da noi è impressionante e per me che giro spesso nei boschi (anche se vado d’accordo con tutti) non è piacevolissimo! 😀 Un abbraccio e grazie Miss!

Lascia un commento