Alle Chiese di San Carlo – punto panoramico di Agaggio Superiore

Cari Topi, tempo fa vi ho già portato nel bellissimo borgo di – fiori e sole – di Agaggio Superiore, potete vedere QUI ma, questa volta, voglio dedicare più spazio alle due Chiese del paese anche se, ahimé, le ho trovate chiuse.

Non fa niente, seguitemi lo stesso perché non ve ne pentirete.

Andremo alle Chiese ma raggiungeremo anche un punto panoramico meraviglioso.

In realtà, una è una Chiesa ma l’altro è definito “Oratorio” e sono entrambi dedicati a San Carlo Borromeo.

Ma muoviamoci con ordine.

Iniziamo col giungere in questo piccolo borgo dove si viene accolti dalla quiete e da… una grossa pianta di Cachi! E, vedrete, non è l’unica! Ce ne sono molte!

Possiamo sicuramente stabilire che, in questo periodo autunnale, sono proprio i toni caldi a regnare.

L’arancio vivace, di questi frutti tondi e puliti che sfamano i Merli, non è l’unico arancione in vista. C’è anche quello un po’ più spento delle tante Zucche e quello, invece molto acceso, quasi rosso infuocato, delle Viti.

Vigneti e Ulivi si palesano protagonisti di queste fasce coltivate, così come fanno le molteplici piante di Dollaro d’argento, un verde, dalla tinta opaca, che serve per le composizioni floreali.

La strada che mi porta quassù, piena di tornanti ma asfaltata fino all’ultimo, è costeggiata da Castagni e Roverelle e, attorno, posso rimirare i miei amati monti che abbracciano Agaggio.

Gli uccellini mi tengono compagnia, sono socievoli e sono così tanti che mi è impossibile contarli tutti. Mettono allegria.

Si sentono delle voci. L’aria le guida fino alle mie sensibili orecchie, come se le persone fossero vicine a me, invece sono negli orti, a sistemare la legna e ad occuparsi della verdura.

Il bel clima della mia Valle permette di coltivare tutto l’anno. Il sole che bacia questo posto è incredibilmente caldo.

Sono a circa 700 mt s.l.m. ma il sole è così tiepido e piacevole che sembra di essere su altissime vette. Sono le tre del pomeriggio e il termometro segna 8° ma vi assicuro che non fa per niente freddo, si zampetta proprio volentieri.

A testimoniare quello che vi dico sono loro: i fiori.

Ci sono fiori ovunque. Alcuni sono più autunnali, come i Ciclamini e le Calendule, altri, invece, sono ancora fiori estivi! E sono soprattutto spontanei.

Non oso immaginare come sia colorata e profumata la terra, qui, in Primavera!

Per arrivare in questo piccolo paradiso ho superato Agaggio Inferiore, Località Casoni e Località Sant’Antonio.

Mucchietti di tetti rossi spuntano tra la florida vegetazione.

Sopra a Località Cavoi, dove c’è anche il Camposanto di Agaggio, vengo accolta da questo splendore.

Le prime case, che narrano di serenità, nascondono la piccola piazzetta del borgo, nella quale regnano indisturbate un’enorme Conifera, una fontanella in pietra e una piccola edicola in mattoni.

Scoprirò più avanti che non è l’unica cappelletta. Altre nicchie, prevalentemente mariane, sono costruite persino nelle pareti esterne delle case.

Diverse ciotole, piene d’acqua, mi fanno capire che potrebbero esserci diversi micetti qui attorno. Devo fare molta attenzione io che sono una Topina!

Nei pressi di uno dei porticati di Via Verrandi, una targa gialla ringrazia chi fondò l’acquedotto nel ’53, poi, inizia Via Asplanato, la via più grande, che mi conduce dove voglio andare oggi, ossia sul promontorio delle Chiese, in Piazza San Carlo.

La vista può spaziare all’infinito, così come le nuvole. L’aria è salubre e i raggi bianchi tagliano di netto lo spazio che osservo.

Mentre cammino mi rendo conto che da qui posso vedere anche il mare. Uno spicchio azzurro tra le montagne che si allarga sempre di più, man mano che salgo.

Le case sono una più bella dell’altra e molto curate. Alcune in vendita, altre abitate.

Si passa in mezzo a loro calpestando sentieri di erbetta verde.

Ognuna ha qualcosa di speciale per essere riconosciuta e sembrare più bella: palchi di Cervo, pentole utilizzate come vasi, mascherine di vecchie auto della FIAT, statuette… e, ovviamente, non mancano corti e giardinetti con tanto di piante, sedie e tavolini.

Alcune hanno anche delle piccole lampadine colorate appese all’entrata dello spazio esterno, chissà che belle, tutte accese, nelle serate estive… Devo dire che si percepisce accoglienza e buon gusto.

I nomi stranieri prevalgono su quelli italiani, lo si capisce leggendo le targhette dei campanelli, dalle cassette delle lettere e dalle targhe delle automobili e, sinceramente, a proposito di auto, non me ne aspettavo così tante in una qualsiasi domenica di Novembre.

Vado avanti lieta e non mi ci vuole molto per vedere il campanile dell’Oratorio spuntare tra due grandi dimore, disegnando una cartolina.

Le sue campane suonano ancora, l’orologio sembra nuovo e, sopra di lui, la sagoma buffa di una figura alata si tiene ben aggrappata ad una croce.

Dalla griglia di una bassa finestrella posso notare che questo edificio dovrebbe essere completamente restaurato al suo interno e forse è chiuso proprio perché potrebbe risultare pericoloso.

La parte alta di quest’apertura dalla quale ho sbirciato mostra un’incisione su ardesia che rappresenta i tre chiodi di Cristo e una spada, emblema di lotta e vittoria.

Le mura esterne della struttura testimoniano che, un tempo, le soglie erano diverse. Si notano archi, porte e volte oggi murati. I capochiavi di volta, risultano affascinanti anche se arrugginiti e spiccano tra il grigio della pietra.

Di fronte a lui la Chiesa… sembra più moderna. Pare essere stata eretta nel 1923 e, come la frazione stessa, appartiene al Comune di Molini di Triora dai primi anni del ‘900 distaccandosi dall’abitato di Triora.

In mezzo ai due edifici un bel praticello fiabesco accoglie un Monumento dedicato ai Partigiani Caduti per la libertà – dal 1942 al 1945 – cioè durante la Seconda Guerra Mondiale.

Avvicinandomi a questo ricordo e puntando lo sguardo verso Nord posso vedere Case Vallone e altre case che circondano Grattino.

So che, da qualche parte laggiù, c’è un ponte che prima o poi andrò a cercare. Si tratta di un’arteria importantissima. Un tempo erano proprio i ponti a collegare le terre. Erano passaggi indispensabili.

Il monumento appare come un’opera in pietra curatissima e adornata da tanti fiori dalle tinte accese.

Accanto a lei, ci sono i giochi per i piccoli Topini. Nei minuscoli villaggi della mia Valle, non mancano mai.

Uno scivolo, una giostra, le altalene… ad Agaggio non ci si annoia di certo!

E’ proprio qui che mi fermo un po’.

Mi fermo perchè rimango letteralmente incantata Topi!

Un bellissimo belvedere mi coinvolge.

Da questa pacifica e solitaria panchina posso vedere il Torrente Argentina, i miei amati monti e… l’infinito.

C’è da sapere, però, tra l’altro, che da qui partono anche diversi sentieri.

Salendo a destra si può infatti raggiungere l’abitato di Grattino e poi anche quello di Drego e, ovviamente, il paese di Andagna. Mentre, andando in giù, a sinistra, si raggiungono Agaggio Inferiore e Glori. Sono tutti itinerari segnalati sui cartelli in legno posizionati proprio qui attorno.

Infine, oltre a questo promontorio, dopo le ultime case, un sentierino in discesa, di pietre e erbetta, porta al Cimitero ma, questo Topi, sarà un altro articolo, attraverso il quale vi porterò di nuovo con me!

Adesso, quindi, vi saluto e corro a scrivere ancora per passeggiare assieme a voi! Vi lascio qui a godere di questo strabiliante panorama.

In questo luogo che sa di bellezza e pace, dove è facile innamorarsi di tanta luminosità.

Vi mando un abbraccio e uno “Squit!” e vi aspetto per la prossima gita!

2 pensieri riguardo “Alle Chiese di San Carlo – punto panoramico di Agaggio Superiore

  1. Meg, che bei posti e che bella natura, hai fatto delle foto meravigliose, sembrano dei dipinti, complimenti per lo “sguardo” su questi luoghi che ci ha regalato questa magnifica passeggiata! Un bacione a te!

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